Cose Brutte Impaginate Belle

CoseBrutteImpaginateBelle è un progetto di educazione alla bellezza, tramite empatia del disagio.

Prevede un utilizzo di Instagram come se fosse Twitter: non vengono infatti condivise fotografie bensì delle frasi, impaginate in modo ordinato utilizzando come font l’Helvetica.

Entrano in gioco una forte ironia e lo spiazzamento derivante dalla distorsione di frasi note motivazionali, in fare demotivante.

@CoseBrutteImpaginateBelle

Il mondo non è crudele: è impaginato male.

come va? Male. Però in Helvetica

Cose Brutte Impaginate Belle (per gli amici “CBIB“) è un progetto Instagram che sta avendo grande successo, nato per caso, e poi strutturatosi man mano.

 

Il 6 novembre 2012 ho creato scherzosamente una grafica in bianco e nero nella quale alla domanda standard “Come va?“, anziché rispondere (come da prassi) “bene“, rispondevo MALE.

 

Questo era dovuto all’ironizzare su un mio periodo disagio ma, allo stesso tempo, per prendere in giro la superficialità che avviene spesso nella comunicazione. A chiosa del tutto posi una frammetta divenuta poi iconica “Però in Helvetica“.

Comprendere l’utilizzo di questa frase è necessario per capire le fondamenta del progetto: c’è del disagio, ci si ironizza, lo si affronta, ma con stile. Sempre. E questo viene palesato dall’utilizzo di Helvetica, font simbolo di purezza per la gran parte dell’universo dei designer.

 

Dopo aver pubblicato alcune immagini, che seguivano questo canovaccio, sulla mia fan page su Facebook, ho pensato fosse giusto dare loro una cornice creando un profilo IG ad hoc. Nacque così Cose Brutte Impaginate Belle, un contenitore di concetti tristi, sui quali si ironizza reimpaginandoli filosoficamente bene, con un occhio al loro design (sempre bianco e nero, sempre in Helvetica)

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La Situa.

Nei primi mesi di vita il profilo crebbe, senza raggiungere numeri particolarmente elevati: 5mila follower.

La vera svolta arrivò con la creazione de “La Situa“.

Con l’arrivo del lockdown causato dall’epidemia di COVID-19 il disagio stava crescendo a dismisura e così decisi di usare le stories di IG per chiedere alla mia community come stessero, chiedi loro quale fosse “La Situa“.

 

Quello che ne è venuto dopo è una cavalcata incredibile con un appuntamento giornaliero fisso alle 18 (che doveva chiudersi con la fine del lockdown, invece tutt’ora attivo) nel quale ho iniziato a pubblicare le situazioni più divertenti, arricchite da una mia risposta.

 

A fine lockdown la community contava 40K followers.

Con le migliori Situe postate ho realizzato un volume “La Situa. Il disagio dell’Italia in lockdown, raccontato su Instagram”, mandato in crowdfunding e finanziato al 1914%, raggiungendo l’attuale tiratura di 3.300 copie da autoprodotte e privo di distribuzione se no tramite il mio e-commerce. Successivamente sono nati tutta una serie di gadget (il calendisagio, varie shopper, il segna-situa, due modelli di t-shirt…) e altri due libri: La Situa da Colorare (un libro da colorare con illustrazioni specifiche relative alla community) e “La Situa 2. Il ritorno del Coviddi“.

 

Attualmente il progetto vanta ben 184 mila follower, raggiunti tutti senza ADV o azioni di alcun tipo se non la presenza online e una community attivissima che dialoga tramite un suo slang specifico.

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