Borse shopper, ovunque


Nel campo dei gadget realizzati per la comunicazione di un evento ce n’è uno che mi sta particolarmente a cuore, uno mi sta particolarmente… ok.
Sto parlando delle shopper, seguite a ruota solamente dai dai portabadge.

Borse Shopper

Le borse shopper sono realizzate solitamente in cotone, con una grammatura quasi sempre trascurabile e – circa 12 anni fa – iniziarono a girare a bestia per gli eventi. Il motivo è molto semplice: costano poco, ci stampi sopra il tuo logo, puoi inserirci al loro interno un press-kit, una brochure o altri documenti relativi all’evento in questione e in un secondo momento potranno essere riutilizzate dall’utente che farà inconsapevolmente girare il tuo marchio.
[ Una sorta di ragazzo sandwich, ma senza sandwich. Crisi maledetta: ci hai tolto il pane di bocca. ]
Che poi magari il marchio di un convegno sulla scissione atomica sia in bella mostra per il parcheggio di un centro commerciale, intento a trasportare salsicce e patate congelate, magari non sia il TOP è un altro discorso: però veicola a nastro.

ELITE


Quando ti trovi a un qualsiasi evento, avere la borsina della giornata è un must, uno status symbol che ti eleva e ti rende parte di una nicchia di eletti. Dei averla. Ottenere la borsa con il suo kit di stampati è questione prioritaria. Poi quando torni a casa diventerà in automatico una rottura di balle, e il press-kit lo butterai nella riciclata senza passare per il via.
È molto bello avere una shopper in cotone riutilizzabile, quando però ne hai 18 la situazione si complica. Ed iniziano a diventare praticamente usa e getta come quelle di plastica, ma con uno spreco superiore.

Organizzazione

Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole” e in teoria dovresti andare a fare la spesa sempre con lei, tenendola in una postazione tattica in modo da non dimenticarla. In pratica però continui a creare assembramenti di sportine nel bagagliaio, che dimentichi sistematicamente, dovendo poi comprare le borse di plastica del supermercato. Creando con queste un ulteriore assembramento (ma questo in casa) dato che, siccome hai le sportine in bagagliaio, poi pensi di non riutilizzarle e le lasci in qualche cassetto dopo aver messo a posto la spesa. Insomma disagio.

Costo

Una shopper costa mediamente attorno all’euro e qualcosa, calcolando che tu sia un azienda media che ne stampa qualche centinaio. Se si entra nell’ordine delle migliaia si inizia ovviamente a scendere. Una stampa decente, solitamente, la si fa con la tecnica della serigrafia che  prevede che ci sia un piano stampa per ogni colore: ecco perché tanti grafici rompiscatole rompono sul fatto che un logo sia ben progettato. Se ti sei fatto creare un logo a 18 colori e 36 sfumature, aspettati dei problemi al momento della stampa, non solo delle borsine, e non solo nel caso della serigrafia.

Conclusione


Scherzi a parte, la borsa shopper è un gadget molto figo, perché è teoricamente utile e continuerà a far girare il logo negli anni. Un poco come accade con le t-shirt, però eliminando il problema (devastante) del dover ordinare taglie differenti e tutti i vari disagi correlati come la fine prematura di una determinata taglia, l’avanzo di altre taglie, le lamentele per il colore, per il tipo di scollo, di vestibilità… Resta il fatto che ormai ce n’è un palese abuso: ne vengono regalate troppe e ci si trova con cassetti pieni di queste o, ancora peggio, nella situazione di buttarle appena arrivati a casa.
In questo contesto di saturazione assoluta, vince chi realizza la migliore: esulando dal discorso relativo al disegno da stamparci sopra (dove “bello” è “brutto” sono totalmente soggettivi) punta a spendere magari un poco di più ma utilizzare materiali migliori, una grammatura superiore di cotone, una tipologia di stampa resistente ai lavaggi più violenti. Valuta infine eventuali peculiarità come tessuti e stampa green (che ora fa figo), colori fosforescenti, floccatura, glitter, etc… qualsiasi cosa che la renda più cool e la distingua dalle altre in modo che spicchi e e venga preferita.

C’è di peggio

Uno dei pochi gadget ancora più ignorante è il PORTA BADGE.
Il portabadge è il male assoluto, non serve quasi a un cazzo già durante l’evento di cui deve portare il badge, figuriamoci dopo.
A lungo ho tenuto quelli degli eventi e fiere più importanti a cui ho preso parte, custodendoli in una scatola dedicata (che veniva aperta solo per lanciarci dentro un altro “cordino” per poi tornare a essere chiusa ignorandone il contenuto per i successivi mesi), poi un giorno mi sono stufato e ho buttato tutto.
Fine.

Per finire

Siccome so benissimo che prima o poi vorrai stampare su una borsina il tuo bellissimo loghetto (tranquillo non è grave, lo faccio anche io che predico bene e razzolo malissimo) bisogna ricordare che ti serve avere uno splendido loghetto da stamparci.
Vuole il destino che io sia abbastanza bravo nel disegnare loghi, la gallery dei miei lavori la trovi qui: sono a tua disposizione per aiutarti a dare il via al brand più incredibile della storia. O almeno a provarci.
Con o senza shopper.

2 Comments

Raffaele bosso
Settembre 15, 2018 12:31 pm

Articolo molto bello e “naturale”, descrivi molto bene la realtà legata alla scelta dei gadgets aziendali, sia dalla parte del cliente che dalla parte del grafico! I gadgets sono “piccolo oggetto per un grande successo”…

stailuan
Ottobre 9, 2018 12:01 am

grazie 🙂

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